La rappresentanza sindacale aziendale quale soggetto giuridico

Nella attuale vita collettiva le associazioni non riconosciute (partiti e sindacati) hanno assunto un rilievo particolare. La tendenza all'unità, che trova la più tipica manifestazione nelle persone associate, postula l'autonomia e quindi il soggetto, ed è sulla base del diritto positivo che si determina quando tale unità sussista ed il gruppo, che in essa si sostanzia, assume la dignità di soggetto.

Comunque, se è difficile fissare i connotati di una disciplina uniforme della comunità dei lavoratori e dei soggetti che le compongono, è pur vero che, ciò che conta, è solo che alla pluralità dei soggetti sia riconosciuta dall'ordinamento una qualifica unitaria, quindi, quando c'è questo requisito troviamo sicuramente un soggetto.

Tale unità sussiste, quando siamo in presenza di un centro unitario di riferimento o di imputazione di effetti giuridici. L'elemento decisivo per individuare il soggetto giuridico, è la valutazione che concretamente assume l'ordinamento nei confronti di un determinato presupposto di fatto, costituendolo quale punto di imputazione soggettiva di effetti giuridici [1]. Deve peraltro considerarsi solo un pregiudizio, il fatto che soggetto, sia ritenuta una persona giuridica riconosciuta.

• Gli organi della comunità del personale

La comunità del personale è soggetto collettivo. Essendo una comunità incidentale, non creata volontariamente, la disciplina dei suoi organi deve essere ricavata dalla legge ed in assenza di norme espresse, occorre risalire ai principi generali del sistema.

Ora la legge fondamentale che regola la materia, è la n.300 del 20/05/1970, il cosiddetto “ Statuto dei diritti dei lavoratori ”. L'art.14 riconosce e garantisce a tutti i lavoratori, all'interno dei luoghi di lavoro, il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale. E' il riconoscimento esplicito del principio della libertà sindacale sui luoghi di lavoro.

Il diritto di costituire associazioni sindacali ex art.14 della L.n.300 del 1970, non è limitato alle associazioni aderenti ex art.19 della legge stessa, alle Confederazioni maggiormente rappresentative o firmatarie di contratti di lavoro nazionali o provinciali, ma si estende anche alla creazione di sindacati nuovi, magari di tipo aziendale, con l'unico limite che non si tratti, ovviamente, di sindacato di comodo.

• La rappresentanza sindacale aziendale

L'art.19 recita testualmente:
Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell'ambito:

  1. delle associazione aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative su piano nazionale;
  2. delle associazioni sindacali non affiliate alle predette confederazioni, che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicativi nell'unità produttiva.

Nell'ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di coordinamento. Siamo in presenza di una rappresentanza organica.

La dottrina ritiene che le rappresentanze sindacali aziendali possono costituirsi nell'ambito delle associazioni aderenti alle Confederazioni maggiormente rappresentative e delle associazioni firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro, applicati nell'unità produttiva, ma anche al di fuori di tali limiti. Una diversa interpretazione sarebbe in palese contrasto con l'art.39, 1° comma, della Costituzione [2].

Pur potendo la rappresentanza sindacale aziendale rispondere alla più assoluta varietà di forme, deve però trattarsi di una rappresentanza “sindacale” e pertanto non sembrano essere rappresentanza sindacali aziendali i portavoce dei lavoratori non affiliati o non sorretti dal gradimento del sindacato [2].

L'ampiezza del rinvio ex art.19 all'ambito sindacale, permette di riportare alla nozione legale della rappresentanza sindacale aziendale, qualsiasi struttura che risulti coordinata alla associazione sindacale legittimata [3].

Una parte della dottrina è dell'avviso che, le rappresentanze sindacali aziendali, previste dall'art.19 della L. n.300 del 1970, si pongono come l'organo delle associazioni nazionali collegate nelle grandi confederazioni destinato ad operare nell'ambito dell'azienda [4].

Peraltro, non ci sembra che manchi di fondamento la tesi, che le rappresentanze sindacali aziendali non sono qualificabili come organi dei sindacati, ma si profilano come strumenti rappresentativi degli stessi lavoratori o, meglio, dell'assemblea o del gruppo, perché trattengono i loro poteri direttamente dalla frazione della comunità di lavoro che le ha espresse. Ma non può essere unicamente il sindacato a decidere della creazione della rappresentanza sindacale aziendale, attribuendosene da solo l'impulso.

La creazione di questi organismi spetta esclusivamente ai lavoratori dell'unità produttiva, mentre al sindacato può tutt'al più riconoscersi la funzione di sostegno [5].

La nostra tesi è che le rappresentanze sindacali aziendali, in quanto facenti parte di una struttura associativa volontaria, debbono qualificarsi come organismi sindacali; in quanto struttura unitaria di coordinamento, che rappresenti tutti i lavoratori per delega dell'assemblea, devono ritenersi struttura comunitaria necessaria.

In sostanza, l'art.19 della legge n.300 del 1970 stabilisce che, determinate funzioni inerenti alla rappresentanza sindacale aziendale, siano affidate, dagli stessi lavoratori, a quei sindacati che conseguano i requisiti che la stessa legge reputa necessari per lo svolgimento di tali funzioni.

Il legislatore riconosce ai lavoratori il potere di costituire, per loro volontaria iniziativa, rappresentanze sindacali, indicando i requisiti che devono avere le associazioni nel cui ambito tale organismo può essere costituito.

Si è voluto evitare che piccoli gruppi, costituiti in sindacato, non aventi effettiva rappresentanza aziendale, possano pretendere di espletare tale funzione, a difesa di interessi individuali e compromettendo gli interessi collettivi dei lavoratori medesimi.
Siamo di fronte, come riconosce la stessa Corte Costituzionale, con sentenza n.54 del 06/03/1974, all'evidente intento di circoscrivere le rappresentanze sindacali in un ambito nel quale, accanto ai poteri ad esse riconosciuti, faccia riscontro un'effettiva capacità di rappresentanza degli interessi sindacali.

Il legislatore, nel mentre tutela soggettivamente le confederazioni che, hanno raggiunto una reale “effettività” rappresentativa sul piano nazionale, adotta peraltro un criterio oggettivo, la cui realizzazione è aperta ad ogni singola associazione sindacale, cioè “l'aver firmato contratto collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell'unità produttiva”.

L'art.19 della medesima legge, prosegue la motivazione della sentenza della Suprema Corte, “ non contrasta con il precedente art.14, tenendo anche conto che le associazioni sindacali costituite in base a questo ultimo godono dei diritti previsti dagli artt.15, 16, 18 della medesima legge”.

Dunque, stabiliti i criteri qualificanti le associazioni ”privilegiate”, il legislatore ha ritenuto necessario attribuire soltanto a determinate di esse le funzioni di cui agli artt.20, 23, 27 ecc. della legge n.300 del 1970.

Una parte della dottrina è tuttavia dell'avviso che laddove la legge n. 300 ( artt.4, 6, 20, 21, 25, 27) usa la generica dizione “rappresentanze sindacali aziendali” il riferimento sembra abbracciare non solo le rappresentanze costituite ai sensi dell'art.19, ma anche altre forme di organizzazione collettiva fondate sulla larga previsione dell'art.14 [6].

Altri, come argomentazioni non del tutto convincenti, ritengono che il sistema adottato escluda dai vantaggi della legislazione promozionale il sindacato di natura corporativa, perchè esercita in modo non adatto a consolidare una qualche rappresentatività, la liberalità di inquadramento; il sindacato aziendale e ogni sindacato che non ha articoli in una struttura nazionale, perchè, entrambi questi ultimi, non hanno idoneità a esprimere una mediazione degli interessi del gruppo dei dipendenti e di quelli appartenenti alla categoria [3].

(Riproduzione riservata)

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[1] KELSEN – Teoria generale del diritto e dello Stato, Milano, 1952;
[2] FRENI - GIUGNI- Lo Statuto dei lavoratori, Milano, 1971;
[3] ASSANTI - PERA – Commento allo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, Padova,
1972;
[4] SIMI – La disciplina delle Rappresentanze Sindacali Aziendali e la Costituzione
in Dir.Lav.1970, I;
[5] FIORAI- Rappresentanza sindacale aziendale, sindacati e lavoratori nella
legge 20 maggio 1970 n.300 in Riv.Lav., 1972, II;
[6] BENVENUTO – Lo Statuto dei lavoratori del disegno di legge governativo al
testo della legge, in Dir.Lav., 1970, I.

Un articolo su "La rappresentanza sindacale aziendale quale soggetto giuridico" del Dott. Antonio Di Carlo



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