Un fondamentale strumento per la gestione dei costi
La Contabilità Industriale è una tecnica amministrativa che, adattandosi alle necessità dell'impresa, predetermina, realizza, e controlla i costi ed i ricavi; costituisce, dunque, una fonte di dati ed informazioni sullo stato dell'azienda e sulle prospettive future della stessa che, adeguatamente elaborate, rappresentano un valido supporto all'attività decisionale.
Estremamente importante è, in questo caso, il ruolo ricoperto dal Sistema Informativo interno, che si propone di raccogliere dati dai diversi settori e di fornire le informazioni necessarie, in tempi brevi; viene definito dal Rugiadini come nell' ”insieme dei flussi informativi, prodotti con varie metodologie destinati a supportare il sistema delle decisioni di azienda e a soddisfare le esigenze di informazione per le decisioni esterne” [1].
Il Sistema Informativo aziendale è composto:
La contabilità industriale, a differenza di quella generale che ha un valenza pubblica, ha una funzione informativa puramente interna, ma seppure con scopi diversi, sono tra loro coordinate, dato che la contabilità generale, rilevando principalmente i fatti passati e trascurando la gestione interna, è insufficiente ai fini direzionali.
Per un'analisi economica del processo produttivo, tutti i fattori della produzione si rappresentano tramite i costi, che identificano il valore attribuito, o comunque attribuibile ad un determinato input impiegato.
Anche in questo caso il ruolo del Sistema informativo interno è di fondamentale importanza in quanto fornisce le informazioni che attribuiscono in modo determinante ad una gestione efficace ed efficiente capace, dunque, di raggiungere lo scopo lucrativo che l'impresa, per definizione, si propone.
Con il termine "costo" si intende comunemente un esborso di denaro, mentre è meno diffusa la definizione che ad esso è attribuita nella contabilità: un componente negativo del reddito di un determinato prodotto.
Il De Maria [3] distingue due concetti di costo: quello economico, che non necessariamente fa riferimento al prodotto ma è " il prezzo di equilibrio pagato dall'imprenditore per i fattori produttivi investiti nell'impresa", cioè la remunerazione degli input in questione che più precisamente sono la rendita, l'interesse, il salario; dal punto di vista ragionieristico invece, il costo rappresenta "un semplice insieme di prezzi pagati prima dell'ottenimento del reddito prospettivo, il quale, pertanto può essere maggiore, uguale o minore dell'insieme stesso".
Si evince, quindi, che in economia il costo è in funzione del prezzo, e questo dato è ignorato in una fase iniziale, mentre, da un punto di vista ragionieristico, i prezzi pagati sono noti a priori e il prodotto è valutato proprio in base a questi dati.
Nella dottrina aziendalistica, infine, i costi dei prodotti, quale sia il modo nel quale vengono determinati, costituiscono sempre entità astratte [4], legate alla soggettività dei criteri di ripartizione, sia tra i differenti cicli produttivi.
Le diverse problematiche legate al costo non si riferiscono solamente alla difficoltà nella loro rilevazione, ma anche alla ripartizione dello stesso, ed è fondamentale determinare a livello prioritario gli obiettivi che si intendono raggiungere, per poter interpretare questa entità astratta in modo adeguato.
I costi rilevati nella contabilità generale secondo le cause economiche che li hanno generati, vengono riclassificati, per il loro impiego nella contabilità industriale, in base a diversi criteri.
Se li distinguiamo in base all'oggetto per il quale sono stati sostenuti, ci riferiamo ai costi generali [5].
Questi ultimi, riferendosi ad un dato oggettivo, si collegano a questo in in modo diretto e non necessitano, quindi, di alcuna interpretazione da parte dello operatore.
I costi generali, invece, corrispondono a diversi oggetti di riferimento e necessitano di una ripartizione in base a criteri soggettivi.
Il volume della produzione influenza il livello generale dei costi e in base a questa relazione rileviamo i costi variabili come quegli oneri che mutano quando si modifica la quantità prodotta; se, invece, tale ammontare è legato alla struttura tecnica organizzativa dell'azienda, essi non variano con la produzione, prendono il nome di costi fissi [6].
Questa classificazione può fornirci utili informazioni circa la rigidità della struttura e la profittabilità dell'impresa.
La variabilità dei costi può essere proporzionale, quando questi valori aumentano in relazione all'incremento che si è riscontrato nella produzione e tale rapporto è rappresentabile graficamente (ponendo sugli assi cartesiani i valori assunti dalle due variabili: i costi e la produzione) tramite una funzione lineare che nascendo dall'origine tende all'infinito; infatti a produzione pari a zero, anche il costo sostenuto sarà zero e all'aumentare della quantità prodotta, crescerà proporzionalmente.
Il limite naturale della quantità che può essere prodotta è dato dalla capacità produttiva dell'impresa, determinata soprattutto dagli impianti e dalla struttura produttiva.
I costi però possono variare anche in misura meno che proporzionale all'incremento della quantità produttiva, oppure in misura più che proporzionale.
Dalla relazione tra i costi fissi e i costi variabili, possiamo intuire il livello di rigidità della struttura aziendale; il fatto che i costi fissi non vengano influenzati dalla quantità di output prodotta, ci indurrà, se limitiamo l'analisi a questi due valori, a non diminuire la produzione e, se possibile, ad aumentarla (si avrà in questo modo un incremento di profitto).
Il diagramma di redditività [7] detto anche grafico del "grafico del punto critico", rappresentato con un modello semplificato da un andamento lineare delle grandezze di riferimento, permette di esprimere adeguatamente le connessioni tra i valori di riferimento.
Il punto di equilibrio delle due funzioni espresse nel grafico in questione, quella dei costi totali e quella dei ricavi totali, ci indica il livello dalla produzione ove i costi totali sono uguali ai ricavi totali (cioè il profitto è nullo), oltre il quale, quindi, per l'impresa ci saranno profitti crescenti dovuti allo sfruttamento della sua capacità produttiva; alla destra di tale punto, che prende il nome di punto di rottura (break even point), i costi totali sono maggiori dei ricavi totali, per cui il livello produttivo relativo a quell'area determinerà, come risultato economico, sempre delle perdite.
Più alti saranno dunque i costi fissi e maggiore sarà la perdita dovuta ad un'eventuale interruzione della attività produttiva; queste imprese hanno un punto di equilibrio molto alto, per cui la loro gestione si presenta piuttosto rigida, in quanto sono vincolati ad un determinato livello di produzione, se non vogliono sostenere pesanti perdite.
Tutto ciò permette, già da una prima analisi, di evidenziare, attraverso la variante dei costi, come cambia il risultato aziendale, qual è l'importo corrispondente ai ricavi che deve essere garantito per ottenere un determinato profitto e come questo venga modificato dal variare delle quantità vendute, dai prezzi, dalla struttura produttiva o amministrativa.
Questa tecnica prende il nome di Analisi costi volumi profitti, ma secondo alcuni autori dovrebbe più precisamente indicarsi come Analisi costi volumi prezzi profitti, dato che non si limita solo ai costi, ma estendendosi anche ai profitti riguarda soprattutto i prezzi [8].
Un'altra classificazione che ritengo importante ricordare, si riferisce al momento nel quale si effettua il calcolo: sono definiti costi futuri quei valori che vengono previsti per il futuro e sono necessariamente stimati, i costi passati si riferiscono ad una produzione già effettuata e non hanno grande rilevanza per l'attività decisionale che si basa sui costi futuri e sul loro confronto con dati storici, dettato dalla necessità di limitare il più possibile gli scostamenti tra due elementi, si da ottenere dei valori presunti il più possibile aderenti alla realtà e scoprire le cause delle immancabili differenze.
Una frequente confusione può sussistere per quanto riguarda la distinzione dei costi variabili e fissi da quelli diretti e indiretti, perché i primi variano in base al livello produttivo, mentre i secondi si riferiscono al modo di imputazione del loro consumo: direttamente se il fattore produttivo si riferisce ad un dato oggetto e l'organizzazione è tale da misurare i diversi consumi in base all'oggetto del calcolo (per prodotto, per commessa...), indirettamente e i costi non si è in grado, o non si ritiene opportuno, riferirli direttamente all'oggetto di calcolo e necessitano, quindi, di criteri di natura soggettiva per la ripartizione dei componenti negativi del reddito [9].
Questa sommaria esposizione delle principali figure di costo non poteva trascurare i costi differenziati, che nascono dalla composizione delle quantità ottenute dalle diverse alternative produttive.
Se osserviamo attentamente l'andamento dei costi, già possiamo fare una prima valutazione, anche se approssimativa, dell'attività imprenditoriale e del suo rendimento in termini economici.
La contabilità analitico – gestionale, però, analizza non solo i costi ma anche i ricavi ed i valori di riferimento sono sia di natura consuntiva che preventiva.
Oltre ad un approfondito controllo sull'attività gestionale, per verificarne lo svolgimento ed il grado di efficienza, questa tecnica amministrativa permette di ottenere i dati necessari alla determinazione dei prezzi (ove il mercato lo richiedesse) ed accertare la redditività dei diversi settori aziendali o di particolari serie di prodotti.
I dati forniti, inoltre, possono rivelarsi necessari anche per la tenuta della contabilità generale e la redazione del bilancio d'esercizio; l'esempio può essere fornito da una situazione che si verifica frequentemente; un'impresa che costruisce al suo interno semilavorati, beni strumentali, oppure che si trovi a fine anno con dei prodotti il lavorazione, deve attribuire loro un valore adeguato per poter procedere alla registrazione delle scritture contabili relative, con risultati direttamente influenti sul risultato economico di fine anno.
Tali informazioni possono essere fornite in modo agevole dalla Contabilità Industriale, la quale, attraverso un sistema di attribuzione dei costi ai centri che li hanno sostenuti, riesce imputarli ad un determinato input.
Un articolo su: "La contabilità industriale, fondamentale strumento per il contenimento dei costi" della Dott. Tiziana Di Carlo
[1] Cfr. A RUGIADINI
“ i sistemi informativi dell'impresa “ Giuffrè Milano 1970
pag. 93 e seg.
[2] P. ONDA " Economia d'azienda" Utet
Torino 1971 pag. 565 e seg.
[3] DE MARIA " Logica della produzione"
Pirola Milano 1950 pag. 672 e seg.
[4] Cfr P. ONIDA " Economia d'azienda"
Utet Torino 1971 pag. 674 e seg.
[5] L. SELLERI " La contabilità industriale
" Etas Kompass Milano 1966 pag. 25 e seg.
[6] P. LAUZEL " Contabilità analitica
" Isedi Milano 1973 pag. 125 e seg.
[7] P. LAUZEL " Contabilità analitica
" Isedi Milano 1973 pag. 152.
[8] G. PANATI e G. GOLINELLI " Tecnica economica
industriale e commerciale" La Nuova
Italia Scientifica Roma 1992 pag. 599
[9] L. SELLERI " La contabilità industriale
" Etas Kompass Milano 1966 pag. 26.