Il movimento dei delegati prende consistenza a partire dal 1968, in coincidenza
con l'accentuato sviluppo del movimento contestativo a livello aziendale e
con la rinnovata spinta unitaria.
Gli obiettivi perseguiti dal sindacato, con il recepimento nelle proprie strutture
dei delegati e dei consigli d'azienda sono:
Il delegato, inserito in questo ambito, dovrebbe avere la capacità di risolvere il problema della contrapposizione tra la logica aziendale e quella generale della categoria. Nella realtà, il consiglio d'azienda ha riproposto alle organizzazioni sindacali i problemi di controllabilità, tipici del periodo delle aggregazioni aziendali spontaneistiche, occasionali, e non organiche ( C.U.B. , movimenti assembleari, etc.).
La C.I.S.L. esprime subito l'orientamento di trasferire nel consiglio d'azienda, eletto da tutti i lavoratori, i compiti della commissione interna. Al nuovo organismo si affianca la sezione sindacale, formata dai soli iscritti.
Il consiglio d'azienda, nella forma più diffusa, (settore metalmeccanico) è in linea con la concezione della C.G.I.L. , e si pone come naturale erede della commissione interna. Proprio alcune federazioni di categoria (F.L.M.), che anticiparono la realizzazione dell'unità organica, hanno influenzato la linea delle confederazioni, per quanto riguarda le strutture di base.
Il Patto Federativo della C.G.I.L. - C.I.S.L. - U.I.L. del 24 luglio 1972, contempla quanto segue, in merito ai nuovi organismi:
“Il Consiglio dei delegati è l'istanza sindacale di base
con poteri di contrattazione sui posti di lavoro, ed alla sua formazione concorrono
in primo luogo gli iscritti alle tre Confederazione ed i lavoratori non iscritti
che, su iniziativa delle stesse, per loro libera scelta intendono parteciparvi:
pertanto in tale organismo e, ove esiste, nell'esecutivo deve essere assicurata
la rappresentanza delle forze sindacali che operano nell'azienda stessa e
che costituiscono la Federazione.
A tal fine le Confederazioni si impegnano, unitamente alle proprie strutture,
a concordare tra loro sollecitamente e comunque non oltre il corrente anno,
un modello elettorale che dovrà garantire l'applicazione del principio
su indicato. La Federazione è impegnata a realizzare, d'accordo con
le categorie interessate, mezzi e forme per omogeneizzare le iniziative esistenti
e generalizzarne la costituzione, sottoponendo agli organi delle singole Confederazioni
i risultati concordati per la relativa approvazione”.
È in sostanza un premio alla tesi C.I.S.L. , della preminenza degli iscritti sui semplici militanti, quali primi titolari e protagonisti della presenza sindacale a livello aziendale.
Le scelte dei metalmeccanici, si sono tramutate in indirizzi operativi concreti con gli accordi a livello aziendale, mentre le enunciazioni sui consigli d'azienda di provenienza confederale non hanno avuto immediati effetti di rilievo sulla realtà sindacale, salvo alcuni aspetti presenti nei primi rinnovi contrattuali di categoria.
I contratti collettivi nazionali, che hanno tempestivamente riconosciuto e regolamentano i consigli d'azienda, sono stati diversi. Ricordiamo in particolare quelli riguardanti i dipendenti delle industrie: alimentare dolciaria, vetro, ceramica, legno ed altri. Un aspetto peculiare del contratto nazionale dei metalmeccanici, è che esso ha ignorato almeno inizialmente tali organismi di base.
Ma torniamo alle rinnovate strutture aziendali.
Il delegato è l'espressione diretta e democratica del gruppo omogeneo
dei lavoratori.
Il gruppo di lavoro è costituito da tutti i lavoratori, che si trovano
nelle stesse condizioni di lavoro.
Compito del delegato è quello di tutelare i diritti e di dirigere la
strategia sindacale nel gruppo che lo ha eletto.
(Riproduzione riservata)
[1] Confindustria – Le rappresentanze dei lavoratori in fabbrica, Roma, 1973.
Un articolo su " I Consigli di Azienda " del Dott. Antonio Di Carlo